LOTTA COMUNISTA: SOCCORSO ROSSO O SOLIDARISMO INTERCLASSISTA?

Come abbiamo già evidenziato in un precedente articolo, da diverse settimane stiamo assistendo ad una campagna promozionale che vede una nota organizzazione extraparlamentare, Lotta comunista, campeggiare sulle pagine di cronaca di numerose testate giornalistiche, locali e nazionali, come La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Il Secolo XIX, Repubblica, Il Corriere della Sera e altre. Oggetto degli articoli è la particolare iniziativa portata avanti da Lotta comunista che, ai tempi del Covid-19 e del “distanziamento sociale” che costringe a casa milioni di persone, ha messo a disposizione i giovani volontari delle sue diramazioni territoriali, i circoli “operai”, per recapitare, presso il domicilio dei cittadini dei comuni in cui è insediata, generi alimentari, farmaceutici o d’altro tipo, ove se ne faccia richiesta telefonando al numero stampato su volantini affissi nei quartieri.

Dalle dichiarazioni rilasciate alla stampa dai volontari e dai dirigenti dei circoli “operai”, che in questa attività collaborano con altre organizzazioni come la Croce Rossa, la CGIL e l’ANPI, traspare una linea di collaborazione solidale con le istituzioni per “mettersi a disposizione dei più fragili”, per aiutare “molta gente che vive nella solitudine” e i “più deboli lasciati da soli”.

Senza voler dare nessun giudizio di valore su questo genere di motivazioni, e ritenendo che sarebbe perfettamente logico che vengano addotte da organizzazioni di volontariato, religiose o laiche, dedite all’assistenzialismo umanitario, ci limitiamo a rilevare che invece esse provengono dai rappresentanti di un’organizzazione che da 55 anni si definisce “comunista” e “rivoluzionaria”.

Quello su cui vogliamo soffermarci e che non possiamo assolutamente lasciar passare, è il tentativo di Lotta comunista di presentare questa sua recente iniziativa come una riedizione del “Soccorso rosso” degli anni ’20 e ’30 dello scorso secolo. Non possiamo avallare questa mistificazione per due serie di ragioni, di ordine storico e di ordine pratico.

Da un punto di vista storico il “Soccorso Rosso Internazionale” (SRI), ovvero l’Organizzazione Internazionale per l’Aiuto ai Militanti della Rivoluzione, nasce nell’agosto del 1922 su iniziativa del Partito comunista polacco e viene trasformata in organizzazione permanente nel corso del IV Congresso dell’Internazionale comunista, tenutosi nel novembre dello stesso anno. Scopo dell’organizzazione era la raccolta di fondi e di altri mezzi per l’assistenza delle vittime dei regimi reazionari, dei perseguitati politici, dei fuoriusciti e delle loro famiglie. Si trattava di fornire assistenza legale e di organizzare campagne internazionali per la liberazione dei militanti rivoluzionari incarcerati per reati politici, e di fornire mezzi di sostentamento a coloro che erano costretti all’esilio da regimi reazionari e fascisti.  

È sufficientemente chiaro dunque, che i dirigenti di Lotta comunista, equiparando le loro attuali iniziative assistenziali al Soccorso Rosso, dimostrano anche una scarsa conoscenza della storia del movimento operaio, in quanto le attività che vanno portando avanti in questo periodo potrebbero più facilmente essere associate a quelle del “Soccorso Operaio Internazionale” (SOI).

Il Soccorso Operaio ebbe origine da un’organizzazione fondata a Berlino nel settembre del 1921, che aveva lo scopo di fornire soccorsi alla Russia sovietica colpita dalla carestia. Nel corso degli anni successivi, il SOI, diretto dal comunista tedesco Willi Münzenberg mutò parzialmente i propri obiettivi. Inizialmente il Soccorso Operaio organizzò, presso la classe operaia europea e americana, raccolte di generi alimentari, di medicinali e di fondi per l’assistenza della Russia rivoluzionaria, affamata da anni di guerra (prima quella mondiale e in seguito la guerra civile), dall’embargo delle potenze occidentali e da una terribile carestia. Dal 1922 in poi il rapporto in una certa misura si rovesciò. Il SOI era “un’organizzazione di assistenza proletaria” attraverso la quale le risorse della Repubblica socialista russa, che si era parzialmente ripresa economicamente in seguito alla Nuova Politica Economica, e quelle del proletariato di tutti i paesi venivano messe a disposizione della classe operaia europea e mondiale, principalmente a sostegno di casse di resistenza per scioperi e agitazioni operaie, ma anche per il sostegno ai proletari dei paesi capitalistici in caso di catastrofi naturali e sociali. Evidente era il carattere di classe dell’organizzazione, ed evidenti erano i suoi scopi: fornire al proletariato occidentale, tramite la solidarietà internazionalista, i mezzi necessari per condurre le proprie battaglie, cercando di estendere l’influenza dei comunisti attraverso il sostegno materiale alle agitazioni operaie e prestando soccorso ai proletari in difficoltà materiale. Il tutto dichiarando apertamente la propria irriducibile ostilità alle istituzioni governative borghesi, che trascuravano le masse proletarie in occasione di crisi economiche, di estesa disoccupazione, ma anche di eventi naturali come terremoti, inondazioni o carestie, e propagandando apertamente l’obiettivo del rovesciamento dell’ordine capitalistico.

A questo tipo di attività nel corso degli anni venne aggiungendosi poi anche tutta una serie di attività culturali, editoriali, artistiche e cinematografiche. Ma l’autentica ragion d’essere del SOI, almeno nei suoi primi anni, trovava la sua esplicazione in iniziative specifiche, come l’organizzazione, nell’inverno 1923-24, dell’ospitalità in Francia, Olanda e Inghilterra dei figli degli operai e dei militanti comunisti tedeschi, in seguito alla grave crisi economica e alle intense agitazioni sociali culminate nel novembre 1923 nel fallito tentativo insurrezionale di Amburgo, a cui seguirono la messa fuorilegge del Kpd e numerosi arresti e persecuzioni.

Nel 1925, il SOI organizzò un congresso di solidarietà per i lavoratori cinesi mobilitatisi in sciopero generale in seguito alle violenze dell’esercito inglese a Shanghai, e sostenne attivamente le coeve agitazioni degli operai tessili indiani; nel 1926 il Soccorso Operaio diede luogo ad una campagna internazionale a sostegno del grande sciopero dei minatori inglesi, in cui vennero raccolti 25 milioni di marchi-oro messi a disposizione dei comitati operai; nel 1929 il SOI organizzò la distribuzione di generi alimentari e di abiti agli operai tessili di Gastonia, nel North Carolina, che durante lo sciopero e il picchettaggio delle fabbriche si erano accampati in una tendopoli. Quando le guardie private di una delle aziende locali distrussero i magazzini adibiti dal SOI, si scatenarono degli scontri in cui gli operai, rispondendo al fuoco della polizia, colpirono il comandante locale, uccidendolo. Diversi militanti del SOI vennero arrestati e furono salvati dalla sedia elettrica solo da una forte campagna internazionale di stampa.

Ovviamente, il SOI, per quanto fosse tra le organizzazioni ausiliarie dell’Internazionale comunista più indipendenti da Mosca, non poté alla fine sfuggire alla trasformazione che dovettero subire tutti gli strumenti organizzativi nati dalla rivoluzione d’ottobre, in seguito alla controrivoluzione staliniana. Dopo alcuni anni divenne infatti un’agenzia di propaganda al servizio della politica estera dello Stato russo, che, approfittando della vasta influenza che il SOI aveva ottenuto anche in larghi ambienti intellettuali, se ne servì per giustificare e diffondere le proprie svolte politiche, dal fronte unico al socialfascismo; salvo liquidarlo quando, a causa della sua relativa autonomia, ritardò ad adeguarsi ai rapidi cambiamenti d’indirizzo provenienti dal Cremlino.

In ogni caso, abbiamo evidenziato alcuni esempi del carattere politicamente di classe delle attività del SOI nei suoi primi anni, un carattere che ci sembra totalmente assente nelle iniziative che Lotta comunista vorrebbe contrabbandare come “Soccorso Rosso”, sfruttando un’analogia del tutto fuorviante. Vediamo nel dettaglio le differenze:

Mentre il SOI raccoglieva risorse tra gli operai di tutto il mondo per sostenere altri operai in lotta o in condizioni di difficoltà, Lotta comunista fa un’operazione solo apparentemente simile. In effetti si tratta di un escamotage per poter proseguire nella propria attività territoriale eludendo i divieti, previsti dai decreti restrittivi della mobilità, emanati dal Governo per dare l’impressione di affrontare concretamente l’epidemia. L’obiettivo di Lotta comunista, che in tempi “normali” dedica il 90% della propria attività esclusivamente alla vendita porta a porta del suo giornale e dei suoi libri, è quello di approfittare delle richieste di spesa a domicilio per raccogliere sottoscrizioni per l’organizzazione.

Che di questo si tratti, e non di altro, potrebbe farcelo sospettare anche il fatto che in occasione dei terremoti del 2009 a L’Aquila e del 2012 in Emilia non vennero affatto prese iniziative simili, nonostante entrambe le regioni vengano regolarmente raggiunte dalle campagne di sottoscrizione di Lotta comunista. Ma è altresì vero che in quei casi la possibilità di vendere il giornale non richiedeva travestimenti “solidali”.

Comunque, come afferma sul Corriere della Sera uno dei funzionari di Lotta comunista di Torino:

“Purtroppo la spesa non possiamo anche pagarla”.

E sul Fatto Quotidiano di Milano si aggiunge anche che:

“Dopo le chiamate al centralino smistiamo territorialmente le consegne, il volontario del quartiere si reca nel supermercato o nella farmacia di riferimento, ovviamente munito di Dpi, compra alimenti o medicinali anticipando i soldi e poi li porta nell’abitazione indicata, mostrando lo scontrino per essere rimborsato”

Mentre su Repubblica un giovane “attivista” si lascia ingenuamente sfuggire che tra i generi consegnati a domicilio ci sono:

“…la spesa, i giornali, anche il nostro se ce lo chiedono…”

Sorvolando con un sorriso ammiccante sull’affermazione (poco plausibile per chi conosce il modus operandi commerciale di Lotta comunista) che il giornale venga venduto solo “su richiesta” piuttosto che “su proposta”, risulta evidente dove risiede la magagna, perché in un altro giornale si afferma, presentandolo come atto di generosità, che “il servizio è svolto gratuitamente”. Verrebbe da dire che ci mancherebbe anche che fosse a pagamento, visto che viene presentato come un servizio di assistenza solidale. Ma poi si scopre che in realtà il “servizio” è a pagamento, perché oltre a farsi rimborsare quanto acquistato, i volontari di Lotta comunista chiedono sistematicamente, a tutti coloro a cui recapitano la spesa, di lasciare una sottoscrizione economica per l’organizzazione, direttamente sulla porta di casa oppure lasciando loro le coordinate bancarie o del conto PayPal appositamente aperto allo scopo. Non siamo maghi della contabilità ma ci sembra evidente che, se non si paga la spesa e anzi si chiedono dei soldi, il flusso di risorse si muove in una sola direzione: dai cittadini verso Lotta comunista.

Ma proseguiamo nella disamina analitica della pretenziosa equiparazione tra il SOI e Lotta comunista.

Mentre il SOI organizzava la raccolta di risorse per il sostegno di scioperi e agitazioni operaie in tutto il mondo, dando un contenuto concreto alla formula della solidarietà di classe internazionale, Lotta comunista non ha espresso neanche a parole, sulla sua stampa, la minima solidarietà alle agitazioni, che dall’inizio della crisi pandemica, hanno visto in azione decine di migliaia di lavoratori dei settori della logistica, della sanità e dell’industria, organizzati da sindacati di base, in lotta per vedere estese anche a sé stessi le misure di sicurezza prese per contenere il diffondersi del contagio. Non parliamo poi di un sostegno materiale attivo, dal momento che Lotta comunista è un’organizzazione infeudata alla CGIL, che ha cercato con ogni mezzo di spegnere le proteste e gli scioperi e che ha firmato protocolli governativi che, piuttosto che la sicurezza dei lavoratori, si preoccupano di assicurare l’afflusso degli utili aziendali alle imprese.

Mentre il Soccorso Rosso Internazionale si occupava di fornire un aiuto, anche legale, ai militanti operai perseguitati dal sistema giudiziario borghese, persino in caso di mancata affiliazione diretta alle proprie organizzazioni politiche, come nel caso degli anarchici Sacco e Vanzetti, Lotta comunista non ha speso una parola per denunciare le macchinazioni poliziesche costruite per liquidare e screditare i dirigenti operai delle organizzazioni sindacali più agguerrite, come il SI.Cobas, strizzando anzi l’occhio, in maniera ambigua, ai teoremi accusatori della magistratura.

È strano che chi vuole far passare le iniziative di Lotta comunista come una riedizione in chiave attuale del Soccorso Rosso o del Soccorso operaio, alla luce della chiara natura di classe di questi storici organismi, non faccia neanche una volta un chiaro riferimento non tanto al proletariato o agli operai, ma nemmeno ai lavoratori in generale, preferendo piuttosto rivolgersi alla genericità dei “bisognosi”, dei “deboli”, delle persone “in condizione di fragilità”, di chi è “in difficoltà”. Si potrebbe affermare che è abbastanza automatico che le persone che si vengono a trovare in maggiore difficoltà, nell’attuale come in tutte le crisi del capitalismo, siano gli appartenenti alla classe operaia, eppure, quando si legge che tra i generi “di prima necessità” che vengono acquistati telefonicamente e “trasportati” a domicilio (perché di questo si tratta), proponendo in cambio una “mancia”, ci sono anche trapani, cartucce per stampanti e…riviste cattoliche cercate disperatamente nelle più sperdute edicole cittadine, ecco che intuiamo il motivo di tanto ecumenismo. Se occorre drenare un minimo di risorse per l’organizzazione è necessario rivolgersi a tutte le classi, in tutti i quartieri, non solamente in quelli operai, dove magari piuttosto che una cartuccia per stampanti potrebbe essere chiesta una spesa più impegnativa, con la possibilità che il “guiderdone” lasciato per il servizio sia molto meno sostanzioso, tenendo conto delle diverse condizioni di reddito di un ex-professionista pensionato dei quartieri “bene” e un operaio in cassa integrazione.

Ecco forse il senso di affermazioni come questa, rilasciata sempre al Fatto Quotidiano:

“Aiutiamo tutti a prescindere dalla passione politica, le persone durante la pandemia di Covid-19 vanno supportate tutte”

O come questa, sul Corriere della Sera di Torino:

“Non chiediamo certo la patente politica, così come abbiamo scoperto che le persone non ragionano con etichette di partito”

È singolare, ripetiamo, perché al VI Congresso sindacale sovietico del novembre 1924, un delegato del Soccorso Rosso chiariva invece che quest’ultimo era

“Un’organizzazione non filantropica, né neutrale come i vostri sindacati, bensì un’organizzazione politica”

Il direttore del SOI, Willi Münzenberg, nel 1929 scriveva che:

“si trovano ancora nel movimento operaio alcuni rari originali che pensano che il Soccorso Operaio Internazionale sia una sorta di corpo sanitario rosso, tendente a fare della lotta di classe una questione di filantropia e di viveri”

Senza saperlo, Münzenberg si riferiva in anticipo agli “angeli rossi” di oggi, che mandano metaforicamente alla cittadinanza in difficoltà un abbraccio “con la speranza nel cuore”, mentre nello stomaco, oltre a tanto pelo hanno…un tiramisù gentilmente offerto da un’anziana signora.

Già nel maggio 1925 lo stesso Zinov’ev aveva contrapposto il Soccorso Rosso alla Croce Rossa, affermando che la prima è un’organizzazione comunista e che

“non è un’organizzazione filantropica, né un’istituzione di beneficenza”

Lotta comunista sembrerebbe aver recepito solo questa seconda parte della natura del Soccorso Operaio, infatti di beneficenza non ne fa, anzi chiede denaro, ma neanche soccorre materialmente in alcun modo la classe operaia, né tantomeno dà un’impronta politicamente classista, comunista e di denuncia alla sua attività. L’unica cosa che si vuole soccorrere sono le casse del partito, messe in seria sofferenza dalle misure restrittive della mobilità che impediscono la vendita porta a porta del giornale. Per alleggerire questa sofferenza Lotta comunista è disponibile a presentarsi come forza responsabile e interclassista in un momento di difficoltà “del sistema paese”, raccogliendo numerosi e ovvi consensi da parte delle istituzioni e della stampa borghese, che sta regalandogli, con dichiarata simpatia, maggiore visibilità nelle ultime settimane piuttosto che negli ultimi 30 anni. Sono ormai definitivamente tramontati quei lontani giorni in cui Lotta comunista era bersagliata dalla stampa borghese e dallo stalinismo per le sue analisi marxiste che smascheravano il “falso socialismo” russo e cinese. Oggi la stampa borghese parla di “angeli rossi”, di “ragazzi educati e caparbi” e di un’attività

“Senza bandiere, senza divise, [perché] questa è una guerra che non ha colori: chi può una mano la dà e la propria parte la fa senza appiccicarsi coccarde sul petto gonfio”

Questo dovrebbe essere il Soccorso Operaio nell’anno 2020. Quanta differenza con la valutazione che nel gennaio del 1924 davano dell’organizzazione gli organi repressivi statali della Germania di Weimar:

“In occasione di uno sciopero a Lüdescheid ed Altona, il dicembre dell’anno scorso fu constatato che grazie alla distribuzione di grano russo, la campagna degli scioperanti si è molto rafforzata. Prima dell’inizio dello sciopero, questo pane si distribuiva a tutte le famiglie operaie, mentre dopo il suo inizio, il SOI ha messo a disposizione del Comitato di sciopero tutto il pane, che fu distribuito fra gli scioperanti e questo ha portato al prolungamento dello sciopero. Dati i risultati negativi di questa politica del SOI, prego di prendere misure necessarie per il suo scioglimento”

È lampante come quel tipo di attività non riscuotesse propriamente… la simpatia della classe dominante.

Ecco, ci sembra che la differenza fondamentale tra il Soccorso Operaio e la pelosa solidarietà di Lotta comunista, che non è né “solidale” né tantomeno “operaia”, risieda proprio nel fatto che essa non raccoglie risorse per sostenere scioperi e picchetti di settori della classe che dice di rappresentare. Settori della classe che sono in strenua lotta contro il padronato e il Governo per vedere garantite le loro più elementari esigenze: il salario, la salute, la vita stessa.

Lotta comunista non mette a disposizione la sua “consolidata macchina organizzativa” e la sua “conoscenza del territorio” per organizzare collette di solidarietà, per distribuire senza compenso le risorse raccolte a disoccupati e licenziati. Non interviene politicamente negli spazi aperti dal disinteresse verso questi settori da parte dello Stato borghese e dei suoi governi per metterne a nudo a chiare lettere le responsabilità.

No. Lotta comunista drena risorse tra tutti gli strati sociali con parole d’ordine “generaliste” e di “pace sociale” per mantenere un carrozzone burocratico fatto di funzionari stipendiati, e per continuare a stampare e diffondere un giornale il cui contenuto classista e rivoluzionario è assai dubbio. Per poterlo fare, essa abdica a qualsiasi tipo di denuncia del Governo della classe dominante, di fatto sostenendolo oggettivamente.

Mentre il Soccorso Operaio internazionale, tra il 1921 e il 1922, raccoglieva risorse in aiuto dei lavoratori di tutto il mondo e in aiuto di quella che allora era la Repubblica dei Soviet, oggi Lotta comunista organizza, insieme a cattolici, sindacati collaborazionisti e residuati dello stalinismo, iniziative che, nel loro carattere spiccatamente interclassista e filogovernativo, vanno oggettivamente ad aiutare soltanto lo sforzo della Repubblica borghese italiana, nella gestione sociale di un’emergenza che è un prodotto del capitalismo e che lo Stato e il Governo hanno irresponsabilmente aggravato.

Lotta comunista ha lasciato il testimone della Comune di Parigi per la collaborazione con il Comune di Roma, con tanto di recapiti telefonici pubblicati sul sito del municipio. Beh, buon lavoro. Ma, per favore, lasciate stare il Soccorso Rosso.

Circolo internazionalista “Francesco Misiano”

4 pensieri riguardo “LOTTA COMUNISTA: SOCCORSO ROSSO O SOLIDARISMO INTERCLASSISTA?

  1. Ho letto il vostro ” chi siamo” e mi sovviene dire chi cazzo credete di essere. In quanto a Francesco Misiani non basta intitolargli un circoletto. Egli rimane patrimonio comune di tutti gli internazionalisti ( quelli veri , non quelli da Bar) . Se credete di contare qualche cosa, siate cristiani: amatevi ( ma anche) moltiplicatevi. Vi piace vincere facile nella vostra insussistenza. Criticare ed offendere chi lavora da sempre è semplice sui social, costa sudore e fatica farlo quotidianamente tra i salariati. Personalmente non credo che voi sudiate. Non mi risulta che i cadaveri (anche in politica) sudino.Parafrasando Amadeo Bordiga , il vostro non è un dialogo con i morti ma un dialogo tra morti. Commosse condoglianze.

    1. Eccolo qui! Diamo il benvenuto al primo opportunista di Lotta comunista che, punto sul vivo per essere stato smascherato con la sua “organizzazione”, reagisce in maniera scomposta e… ridicola.
      Ti rispondiamo sorridendo…
      1) Chi siamo o non siamo non è argomento di discussione, ciò che è discutibile è l’appartenenza ad un partito opportunista come Lotta comunista.
      2) Francesco Misiani non ci è noto, forse è un commerciante di pubblicazioni di Lotta comunista, come te. Francesco Misiano invece è un internazionalista autentico (non un internazionalista fasullo da circolo fasullamente operaio, sempre come te).
      3) Non crediamo di contare qualcosa, sappiamo solamente quello che conta Lotta comunista: il denaro.
      4) Ci piace vincere facile sul vostro… opportunismo. Si, lo confessiamo.
      5) Noi critichiamo, se la critica ti offende è perché è andata a bersaglio. In ogni caso il problema non è nostro.
      6) È vero, lavorate da sempre. È proprio questo il problema. Il vostro lavoro opportunista nella classe, che costa il sudore e la fatica di chi crede di lottare per una società migliore mentre invece permette solo ad una società editrice di raggiungere il pareggio di bilancio. Quanto ai social… siamo disposti a confrontarci anche di persona. Quando vuoi/volete.
      7) Ciò che credi è materia da sacerdoti, non ci riguarda. Di sicuro i cadaveri (anche in politica), non sudano, ma sicuramente… puzzano. E nulla emana tanfo pestilenziale di carogna quanto Lotta comunista e i suoi prezzolati.
      8) Parafrasando Amadeo Bordiga, “Essi [i lottisti] sono morti di quella [malattia] di destra, hanno bestemmiato Lenin, e il loro cadavere mostra il bubbone violaceo e ripugnante della peste opportunista”.
      Tante cordiali… esequie.

    2. “chi credete di essere”, “internazionalisti da bar”, “se credete di contare qualche cosa”, “moltiplicatevi”, la “vostra insussistenza”… che solidi argomenti sfodera il lottista impenitente. Potrebbe fare il doganiere di “Non ci resta che piangere”:
      “Chi siete? Quanti siete? Dove andate? Si, ma quanti siete?”
      Queste sono le domande, ma sappiamo per certo, che qualunque sia la risposta che daremmo, ci sentiremmo rispondere l’unica cosa che conta per gli opportunisti di LC: UN FIORINO!

  2. Signor gi.gi.
    Intanto posso dirle quello che non siamo e che non facciamo.
    Per prima cosa, non siamo quelli che hanno spogliato il marxismo della teoria economica, riducendolo ad una banale teoria dell’equilibrio e della bilancia di potenza. Come saprà bene, i dirigenti del Suo partito sconsigliano ai propri militanti lo studio del Capitale, ma caldeggiano la lettura di Henry Kissinger e personaggi simili. Nella rivista che lei vende porta a porta, non c’è l’ ombra di una analisi sulla divisione internazionale del lavoro e del capitale, sulle tendenze dell’economia mondiale, sulle conseguenze esplosive della dinamica dell’accumulazione capitalistica. Questo perché chi dirige Lotta Comunista crede che le opinioni di presunti “facitori della politica internazionale” dei centri studi, di esperti di relazioni esterne, siano quello che veramente conta. Se provasse a leggere il giornale che vende casa per casa, si renderebbe facilmente conto che sotto la sfilza di citazioni di editorialisti della stampa borghese, non c’è nulla.
    Soprattutto non troverà Marx.
    Noi, signor gi.gi. non usiamo formule come “determinazione non corrispondente” o “crisi delle relazioni globali” perché il metodo di Marx fornisce già la lente scientifica per comprendere la realtà, e gli “aggiornamenti alla teoria” apportati da Guido La Barbera, che ha trasformato la dialettica materialistica in eclettismo, negando il principio di determinazione, rappresentano il più grande attacco alla teoria marxista fatto negli ultimi decenni. A differenza di quello che questo signore crede, la storia non è un tiro di dadi, ne ci vuole lo stregone per comprendere determinati passaggi storici.
    Noi Signor gi.gi. non crediamo, a differenza vostra, che il processo europeo sia un “vantaggio oggettivo” o peggio “decisivo” per il proletariato internazionale e che quindi “tatticamente” una politica borghese sia preferibile ad un’altra. Il vostro capo, ha scritto che non è compito dei comunisti “svegliare” gli immigrati dal “sogno europeo”. Noi siamo convinti del contrario.
    Noi Signor gi.gi. a differenza vostra, non sediamo nei posti dirigenti nella CGIL. Sappiamo bene che questo sindacato, che si consuma nella sua irrilevanza, ha perso perfino il ruolo di cinghia di trasmissione delle ideologie borghesi nella classe. Ma voi anziché stare al fianco degli operai in lotta, preferite mescolarvi con le burocrazie di questo carrozzone, brigando per qualche posto in più. Ci state immersi fino al collo.
    Noi signor gi.gi. non paghiamo stipendi ai nostri pochi militanti, i quali almeno non sono costretti ad autotassarsi per dichiarare che hanno venduto delle copie del giornale, che in realtà nessuno ha comprato e che come spesso si legge, finiscono nel secchio della spazzatura.
    Alla falsificazione continua dei dati e all’autoinganno sulle proprie forze, preferiamo la consapevolezza del nostro essere piccoli ma fedeli alla linea tracciata da Marx ed Engels.
    Noto con piacere che la stampa borghese ha preso una cotta adolescenziale per la vostra organizzazione. Hanno scoperto gli “angeli rossi” Quelli che fanno il giro della città per trovare la rivista cattolica da consegnare alla pensionata, quelli che “quando la casa brucia bisogna spegnere l’incendio senza discutere” quelli che portano la spesa a domicilio e il cane a spasso.
    Questo siete diventati.
    Su un punto però ha ragione. Siamo pochi. Nel nostro piccolo però, le assicuro che nelle nostre poche sedi, non troverà mai gli scatoloni di generi alimentari del comune. Di Roma Capitale per esempio.
    Lei purtroppo non può dire la stessa cosa. Potrei continuare, ma intanto rifletta su questo.

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