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NOVITA’ EDITORIALE

Mikhail Nikolayevich Tukhachevsky

MILLENOVECENTOVENTI

La “marcia sulla Vistola” e la rivoluzione alle porte dell’Europa

Inedito in italiano, traduzione e cura del Circolo internazionalista Francesco Misiano

Postfazione: Guerra e rivoluzione, rivoluzione e guerra

Cogliendo l’occasione offerta dal centesimo anniversario della guerra sovietico-polacca, abbiamo ritenuto opportuno tradurre e pubblicare per la prima volta in italiano uno scritto di Mikhail Tukhachevsky, comandante dell’Esercito Rosso durante la guerra civile russa e responsabile del fronte occidentale nella guerra del 1920. Il testo è un’analisi delle operazioni della “marcia su Varsavia”, il più significativo tentativo della Russia rivoluzionaria di esportare la rivoluzione proletaria “sulla punta delle baionette” al di fuori dei suoi confini. Alla traduzione fa seguito un breve saggio sul rapporto tra guerra e rivoluzione nella teoria marxista e una disamina approfondita delle operazioni militari e delle circostanze della sconfitta bolscevica.

Questa pubblicazione vuole essere un modo per contrastare la vulgata corrente a proposito della guerra sovietico-polacca, che si sforza di dipingerla come un’aggressione imperialistica della Repubblica sovietica russa contro le “piccole nazioni indipendenti” e contro le libertà democratiche dell’Europa – assimilandola all’invasione stalinista del 1939 – o, nel migliore dei casi, di presentarla come un “folle” errore dei dirigenti bolscevichi in contraddizione con i princìpi del marxismo.

È doveroso ricordare, e ce n’è bisogno, che la guerra del 1920 fu scatenata dalle mire espansioniste della borghesia polacca, che rifiutò ripetutamente di sedersi al tavolo della pace offerto dalla Russia sovietica e che scatenò una violenta offensiva militare per annettersi territori etnicamente non-polacchi, in barba a qualsiasi principio di autodeterminazione nazionale e in spregio alle già molto “flessibili” norme della diplomazia borghese.

Così come cento anni fa la vittoria della borghesia polacca sull’Esercito Rosso fu una vittoria anche contro la classe operaia polacca, così oggi le ideologie nazionaliste, nella loro declinazione sovranista o europeista, che dividono i lavoratori fra nativi ed immigrati, fra cristiani e di altre religioni, costituiscono l’arma delle classi dominanti contro la nostra classe, che è internazionale.

Mikhail Nikolayevich Tukhachevsky (Smolensk, 1893 – Mosca, 1937)

Già sottotenente dell’esercito zarista, dopo la Rivoluzione gli venne affidato il comando della I Armata; combatté sui principali fronti della guerra civile; nel 1920 partecipò alla guerra contro la Polonia guidando l’esercito alle porte di Varsavia; successivamente diresse la repressione di Tambov e comandò la VII armata nell’assalto ai rivoltosi di Kronstadt. La sua carriera militare fu notevole: capo di stato maggiore dell’Armata Rossa nel 1924, fino al più alto grado, quello di maresciallo dell’Unione Sovietica. Nonostante vi fossero divergenze d’opinione su questioni militari e politiche ebbe ottimi rapporti – ufficiali e personali – con Trotsky e mai, nonostante la pressione morale del partito, espresse giudizi sfavorevoli o critiche verso il capo dell’Armata Rossa; nel suo contributo al “Libro di Neuberg” (L’insurrezione armata) citò un Ordine del giorno di Trotsky, che superò le maglie della censura.
Arrestato nel maggio 1937 nel corso delle purghe staliniane, Tukhachevsky venne condannato per spionaggio con false prove ed eliminato.

162 pagine, 10 euro comprese le spese di spedizione.

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Recensioni:

L’armata a cavallo (che non cambiò i destini del mondo)

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Fascismo e capitalismo: una sola radice, una sola battaglia ...

Arthur Rosenberg

Il fascismo come movimento di massa

La sua ascesa e la sua decomposizione (1934)

Inedito in italiano, tradotto dal tedesco dal Circolo Internazionalista Francesco Misiano (editori del testo con PM).

In Appendice lo scritto ANATOMIA DEL POPULISMO FASCISTA, di Graziano Giusti.

Il fascismo come movimento di massa, opera sinora rimasta inedita in italiano, viene scritta da Arthur Rosenberg nel 1934, quindi “a caldo” rispetto ad un fenomeno affermatosi in Europa proprio in quegli anni.
Rosenberg, dopo varie peripezie politiche che lo portano dal comunismo di “sinistra” alla socialdemocrazia… scrive il libro che presentiamo in qualità di “osservatore diretto” dell’ascesa del nazismo in Germania, dopo che egli aveva già affrontato come dirigente dell’Internazionale Comunista la presa del potere fascista in Italia.
La sua passione di storico, oltreché di militante del movimento operaio, lo aveva portato ad accumulare tutta una serie di riflessioni che riteniamo opportuno riproporre al lettore italiano.
Il nucleo di esse ruota attorno alla questione della “presa di massa” del fascismo (dall’ Introduzione).

Arthur Rosenberg (Berlino, 1889 – New York, 1943), storico. Di famiglia ebrea tedesca, studiò archeologia e storia antica. Dopo la guerra aderì all’USPD e successivamente alla VKPD, poi KPD. Fu esponente della tendenza di sinistra, deputato al Reichstag e membro dell’esecutivo dell’IC (V Congresso, giugno-luglio 1924).
Nel 1927 abbandonò la KPD spostandosi su posizioni socialdemocratiche.
Con l’avvento del nazismo riparò in Svizzera, Regno Unito e infine negli Stati Uniti.

176 pagine, 10 euro comprese le spese di spedizione.

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